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Selene

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Selene, cocktail giallognolo con un'anice stellata

Oggi il nostro barman Matteo Romano ci presenta Selene.

STORYTELLING

Questo cocktail nasce nel 2015, quando, nella veste di barman, presso il ristorante dove lavoravo decidemmo di spontanea volontà di creare degli special cocktail, i cosiddetti fuori menù.
Decisi così di cimentarmi nella creazione di un dessert cocktail, estremamente dolce e goloso.

Mi basai sempre sulla rivisitazione di un grande classico, e la mia ricerca si concluse e si focalizzò su un cocktail, che di per se è denominato già come twist;
L’Iksander, conosciuto come rivisitazione (twist) del celebre Alexander.
Le due varianti sono molto simili tra di loro, e di per se anche la costruzione; tutti e due hanno una componente alcolica, un cognac, mentre le differenze sostanziali ma semplici sono nella sostituzione di alcuni liquori invece che di altri.
Si passa quindi da un gusto cioccolatoso ad un po’ più amarognolo, perfetto come dopo pasto.

È Semplice perché nasce tutto sulla base di un twist di un celebre cocktail,
applicando sempre quella metodologia che voi sicuramente ricorderete, ovvero il twist diagonale. (vedi ricetta Salento)

Ho mantenuto lo spirito principale del cognac, in questo caso, un Courvoisier VSOP, ovvero un “very special old pale”; noto perché subisce un processo di maturazione lungo e meticoloso, maturato tra 8 e 12 anni in una selezione di botti di rovere Limousin.

Il risultato di questa lenta attesa è un gusto corposo, ricco di note e sentori di affumicatura, fragranze di caffè tostato, sviluppando tocchi di zucchero di canna, nel finale un velo di cannella, e una fragrante nota di quercia.

Risultato appunto del lento processo di invecchiamento nelle botti di rovere ricavate da querce Limousin, caratteristiche per un legno di elevata durezza in grado di risaltare aroma, gusto e corpo del cognac.

Ho conservato poi la panna liquida per mantenere la viscosità finale del cocktail, alleggerendone il dosaggio per ricreare una ricetta più leggera e per niente stucchevole.

Ed ora la parte del twist; invece che usare solo un liquore al caffè, ho voluto alleggerirlo ancora di più, usando sia una parte di espresso fresco, sia una parte di liquore, analogamente all’Espresso Martini.

Quando l’assaggiai inizialmente, sentivo mancasse qualcosa, una specie di firma finale; così ho voluto aggiungere una nota particolare che potrebbe a tratti sembrare stonata, l’arancia;
Non eccessiva, un leggero sentore, rincarando leggermente la dose alcolica; il GrandMarnier faceva al caso mio.

Il cocktail finito con quelle decorazioni, tra cacao amaro ed il profumo inconfondibile dall’anice stellato, mi emozionarono così tanto da dover costruirne l’etimologia del cocktail stesso, di seguito il nome del cocktail, Selene.


Un nome particolare che incarnava le caratteristiche del cocktail stesso: elegante, semplice, con picchi di note contrastanti che hanno suscitato in me un marasma di emozioni tali da riconoscere in questo kaleidoscopio di gusti la persona che ne porta il nome.
Lei, Selene, ricopriva tutte queste caratteriste, e come musa ispiratrice, mi fece seguire questa logica di costruzione che oggi vi racconto.

Corposa e ben strutturata, ricca d’emozioni come le note del Cognac scelto;
Amarognola come il caffè, ed il suo liquore stesso, ma che comunque t’abbraccia con passione e vigore, energizzante e rinvigorente.
Dolce comunque, ma non troppo stucchevole, come la panna, che ne esalta comunque i gusti e le papille gustative stesse, senza però esser un’esagerata componente.
Ed infine quella nota d’arancia, che forse non t’aspetti, perche quella stessa, é la firma di tutto ciò che potrei incontrare in qualsiasi altro posto, ma che non sarebbe così equilibrata e squilibrata al tempo stesso, elegante ed ammaliante, come qui. Questa è stata la mia musa, Selene.


INGREDIENTI

  • 40 ml di VSOP
  • 15 ml di kalhua
  • 15 ml di panna liquida
  • 10 ml di Grand Marnier
  • 35 ml di caffè espresso

PROCEDIMENTO

Porre nello shaker tutti gli ingredienti, dare una leggera mescolata, ed eseguire un cosiddetto “shakeraggio” a secco (dry shake); facendo in questo modo, mescoleremo con meticolosità sostanze che di per se hanno viscosità e caratteristiche differenti.

Pensiamo ad esempio alla panna ed agli spiriti o i liquori che di per sé hanno caratteristiche corporali molto diverse tra loro.

Senza eseguire questo piccolo e semplice passaggio, non si avrebbe una mescolatura omogenea, e in parte il cocktail potrebbe risultare annacquato.
Se il gusto risultasse troppo amarognolo, si può sempre correggere aggiungendo un po’ di sciroppo di zucchero.
Di seguito, dopo aver shakerato a secco, eseguire uno shakerato energico, assicurandovi di riempire lo shaker di ghiaccio fino all’orlo in modo da avere una buona miscelazione senza un’eccessiva diluizione.
Shakerando con forza avremo come risultato un cocktail schiumoso. Eseguite un doppio filtraggio all’interno della vostra coppetta fredda.

Garnish
Una stella d’anice ed una lieve spolverata di cacao amaro.
(Ricordate però, ci si può sempre sbizzarrire)