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l’arroganza della mosca

Direttrice di sala Marzia Saddi

Ciao cari, come state?

Oggi vorrei parlare con voi di un argomento che in me ha suscitato profondo fastidio.

Come ben sapete io credo nella condivisione delle proprie conoscenze e nel confronto, ma forse siamo in pochi a vederla così.

Mi trovavo a leggere dei commenti (su una pagina che parla del nostro lavoro) riguardo la terminologia che viene utilizzata nei nostri ristoranti e mi ha colpita la cattiveria con cui venivano scherniti i “novizi” del settore.

Innanzitutto lasciatemi dire che chi sminuisce gli altri lo fa solo per il bisogno di accrescere il proprio ego;

Non sei un professionista ma un semplice bullo di quartiere, perché non perculi l’ultimo arrivato che non sa dov’è la plonge, cosa sia una panadora e via dicendo.

Non sei un professionista perché PRIMA del servizio devi accertarti del grado di preparazione di un commis de rang, di un runner, di un aiuto cameriere, insomma.

Non tutti hanno un percorso di studi alberghieri e, in ogni caso, dall’alto delle tue conoscenze, se non hai selezionato tu il personale, visto che organizzi il servizio, te ne devi preoccupare per tempo.

Anche perché questo lavoro necessita di un ricambio generazionale, di ragazzi che lavorino bene come noi e se crescono in un clima di angherie, ci molleranno e a quel punto ci sarà poco da ridere.

Ancora peggio sarà se quei ragazzi diventeranno come chi li ha sviliti.

Chi mi conosce sa bene che sono tutto fuorché tenera, ma ho sempre riconosciuto il buon lavoro svolto.

Per ogni evenienza, voglio consigliarvi un libro, scritto da una leggenda della sala(secondo me) Vincenzo Donatiello, il titolo è “Io servo” così forse ritroverete il senso del nostro lavoro, sì parlo con voi “veterani”delle brigate.