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Identità


Ciao a tutti!

Oggi volevo parlarvi di una delle spine nel fianco di chi lavora nel settore, cioè la mancanza da parte di alcune realtà di cercare una propria identità.

Non so a quanti sarà successo, ma sono quasi certa che qualcuno avrà sentito dire almeno una volta “Ho visto che di là fanno quel piatto, mi è piaciuto e lo voglio nel menù”, “Ho visto che in quel posto i camerieri sono solo 3 e fanno il doppio dei coperti”, “Vendono quel vino, mi piace e lo voglio in carta”

Bene, molto bene. Tocchiamo con 3 affermazioni l’intera brigata, che evidentemente è stata scelta per delle capacità e conoscenze o magari no.

Propendo per la seconda.

Uno chef non è onnisciente, la sua proposta si basa sulle esperienze passate e sulle sue personali conoscenze, la struttura di un menù è la sua impronta e non il frutto di capricci altrui e deve seguire una linea, costruire l’identità di un posto e non essere una zuppa primordiale della ristorazione.

Ti piace quel vino? Ma quanto si allinea alla proposta del nostro Chef? Vuoi un servizio dozzinale e senza attenzione per il cliente? Allora ti bastano 3 runner che corrono e basta, senza attenzione al cliente, attese lunghe e senza risposte.

Non è così che si crea un posto che fa la differenza e il risultato è che imploderete, senza pietà. Sono dura, lo so, ma di questi esempi ne esistono molti, dietro questo mondo c’è tanto lavoro e non c’è posto all’improvvisazione.

Chiederebbero mai ad un oculista di operare un tunnel carpale?

Ogni lavoro necessita di competenza e qualora fosse necessario, portiamo gli altri a capire questo concetto, affinché la nostra professione venga vista realmente come tale e non ancora come una ricerca di personale al ribasso.

Direttrice di sala, Marzia Saddi.